LE DONNE INDIGENE PRINCIPALI VITTIME DELL'EMIGRAZIONE VERSO GLI U.S.A.

10 aprile 2006

9 APRILE - Molto spesso sole e abbandonate due volte. Il flusso migratorio dal Guatemala (soprattutto verso gli Stati Uniti) va aumentando di anno in anno. Si pensi che dalla regione centroamericana nel suo complesso, venticinque milioni di persone, nel solo 2005, sono partite verso il nord America. Un esodo massiccio, che le conseguenze del drammatico uragano di ottobre non hanno fatto che intensificare. Fra le principali vittime di questa situazione, le donne indigene, che rimangono sole, ad allevare quasi sempre un gran numero di figli.
In questi giorni, la "Defensoria de las mujeres indigenas", un organismo che si batte per i diritti delle donne delle varie etnie maya, ha denunciato il fenomeno particolarmente consistente dei mancati ritorni degli uomini emigrati, talvolta perchè il rientro viene procrastinato per motivi economici, spesso perchè il migrante trova un'altra compagna e forma un'altra famiglia nel luogo di lavoro, in qualche caso perchè perde la vita prima di poter tornare. Sta di fatto che un gran numero di donne (soprattutto indigene) guatemalteche si trovano ad essere sole per tutto il resto della loro vita.
Purtroppo, nella maggior parte dei casi, i (pochi) beni della famiglia sono ntestati esclusivamente agli uomini, ed il diritto di famiglia guatemalteco non contempla che la donna ne possa disporre. D'altronde, solo il 10% delle donne guatemalteche è titolare di qualche bene immobile, e in definitiva questa massa di "vedove bianche" deve arrangiarsi come può, destinato a rimanere per sempre nell'ambito della cosiddetta "economia informale".

IL PERIODO DELLE VACANZE PASQUALI è tradizionalmente quello del maggior afflusso turistico in Guatemala. La Settimana Santa è ricchissima di attrazioni culturali e religiose, che fanno del Paese centroamericano uno dei luoghi più interessanti ed attraenti del mondo in questo periodo. Le processioni e gli incredibili tappeti floreali che la popolazione costruisce in ogni strada rappresentano una tradizione radicata nella vita quotidiana, ma costituiscono anche una considerevole voce dei bilanci economici. Le associazioni di categoria de commercio stimano che, se le cose vanno come si spera, nel corso della settimana prossima, dovrebbero entrare in Guatemala circa trecento milioni di Quetzales (quasi trenta milioni di euro). Ci si attende l'arrivo di oltre quarantamila visitatori stranieri, oltre ad un intenso movimento turistico interno, dato che questo periodo corrisponde alla piena stagione estiva. Un dato interessante è che il grosso (67%) del movimento di denaro rientra nell' "economia informale", rappresentata da tutti quei commerci che quasi tutte le famiglie degli strati popolari intraprendono per arrotonadre le magre entrate dei salari, o per far fronte alla vera disoccupazione. Sono più di tre milioni e settecentomila i guatemaltechi coinvolti nell'economia informale. Comunque sia, la piena stagione turistica si annuncia favorevole. L'offerta alberghiera è abbastanza ben differenziata, con 947.000 fra alberghi e pensioni, e un gran numero di "habitaciones" presso istituti religiosi, case private e altre soluzioni. Gli operatori turistici e commerciali sono ottimisti. Resterà da vedere, poi, quanto potranno beneficiare di questa "ondata" di valuta fresca le popolazioni povere, gli indios e in genere gli abitanti delle aldeas e dei pueblos che non si trovano sulle rotte turistiche.

UN'ALLARMANTE SITUAZIONE ambientale si sta verificando nella zona di Semuc Champey, un'area splendida, caratterizzata dalla bellezza di un fiume rumoreggiante che forma cascate e laghetti, scava grotte nella roccia, e decorre in parte sotterraneo. Nonostante sia stata da tempo dichiarata area protetta, la foresta di questa zona, situata a 295 chilometri dalla capitale, sta subendo una drammatica aggressione da parte delle attività di deforestazione e di commercio del legname. A ciò si aggiungano gli incendi dolosi, spesso appiccati per ricavare spazi da destinare all'agricoltura. Le associazioni ambientaliste Tropico Verde e Madre Selva lanciano un allarme perchè si ponga un freno a questo sfruttamento che - fra l'altro - sta impoverendo la risorsa idrica della zona e mettendo a repentaglio lo stesso fiume.

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