LA VIOLENZA IN GUATEMALA E LE RESPONSABILITA' DELLO STATO

31 marzo 2006

31 marzo- Un interessantissimo rapporto è stato pubblicato e ci è stato inviato dal C.E.G. (Centro de Estudios de Guatemala). In esso si analizza nel dettaglio il fenomeno della violenza, la sua evoluzione quantitativa e qualitativa nel corso degli ultimi anni e la percezione che il popolo guatemalteco ha della situazione.
Nell'anno 2005 (ma il dato è del 30 novembre, e quindi la stima definitiva va ritoccata verso l'alto) si sono avuti 4.843 omicidi, di cui oltre 3.800 perpetrati con armi da fuoco, il che dà una misura di quali proporzioni spaventose abbia nel Paese il traffico di armi. Per confronto, in un Paese vicino, e in qualche modo simile per condizioni sociali, il NIcaragua, gli omicidi sono stati 214, venti volte di meno !
La popolazione percepisce la violenza come il problema più grave. Oltre il 53% di un voluminoso campione di intervistati dichiara che la violenza costituisce la maggior preoccupazione, molto più della stessa precarietà sociale (28% segnala l'alto costo della vita come problema principale, il 9,9% la disoccupazione).
Lo studio del C.E.G. denuncia altresì l'attuale tendenza delle istituzioni statali di orientarsi escusivamente sulla repressione, anzichè cercare di prevenire, e stigmatizza la politica della "mano dura", della cosiddetta pulizia sociale, nonchè le vere e proprie esecuzioni sommarie, fatte passare come regolamenti di conti fra bande rivali. Indubbiamente, il fenomeno delle "pandillas" (le bande, prevalentemente giovanili, che "infestano" il Paese) ha avuto un incremento drammatico negli ultimi anni. Ma, secondo il C.E.G., non ci si deve dimenticare che in tutti i casi i "pandilleros" sono giovani poverissimi, spesso espulsi dalla scuola, vittime di abusi, migranti dalle aree rurali verso la città, soggetti sociali "inesistenti" per lo stato, spesso sfruttati dal crimine organizzato come mano d'opera.
L'altro aspetto tragicamente preoccupante è il fenomeno, caratteristico del Guatemala, del "feminicidio", l'incremento esponenziale dei delitti contro le donne. Dall'inizio del 2006 sono già state uccise 88 donne. Il "machismo" e la "normalità" degli atti di violenza sulle donne, costituiscono il substrato sul quale l'assassinio di persone di sesso femminile riesce a trovare terreno fertile. Secondo una ricerca di Amnesty International dal 2001 all'agosto del 2004, sono state assassinate 1.188 donne. Si aggiungano 565 vittime nel 2005 e 88 nei primi mesi del 2006.
Il C.E.G. denuncia una sorta di ulteriore discriminazione verso le donne, laddove si evidenzia che le indagini, in questi casi, soffrono di un'estrema trascuratezza e di norma ignorano i segni di violenza sessuale che le vittime presentano. Negli ultimi tre anni, le morti violente riguardanti gli uomini si sono incrementate del 36%, quelle riguardanti le donne sono aumentate del 56%. E anche in questo triste settore si evidenzia come la stragrande maggioranza delle vittime sia di estrazione sociale molto povera, e quasi tutte siano molto giovani (14-35 anni).
Purtroppo le speranze di trovare nelle istituzioni protezione e volontà di risolvere il problema sono assai scarse. La giurista Ana Lucia Moran, dell'Istituto di Scienze Penali, afferma, per esempio, che la quasi totalità delle donne detenute nei Commissariati, subiscono abusi da parte degli stessi agenti.
Adela de Torrebiarte, dell'Associazione umanitaria Madres Angustiadas, dichiara che le denunce stanno calando perchè le donne hanno paura di subire ulteriori vessazioni.
387 agenti della Policia Nacional o del Servicio de Investigacion Criminal sono coinvolti in atti di violenza volontaria e ingiustificata.
In tutto il Centro America nel 2005 sono stati uccisi 808 bambini, d cui 334 (41%) in Guatemala.
Il 75% dei guatemaltechi è insoddisfatto dell'operato del Governo Berger sul tema della violenza, e lo si accusa di non tener fede non solo alle promesse fatte durante la campagna elettorale, ma di non fare abbastanza per l'applicazione degli accordi di pace del 1997, che dovevano essere la base dello sviluppo del Paese.

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